“Blockchain”, l’innovazione che in Italia stenta a decollare

L’innovazione è, a tutti gli effetti, uno dei motori più importanti dell’economia globale, che porta con sé anche un continuo cambio delle dinamiche di trasmissione delle informazioni. Una evoluzione che passa per le “Blockchain”, come spiega Maurizio Maraglino Misciagna su ilsole24ore.com

 

Partiamo subito da un concetto preciso: il 60% della popolazione mondiale ritiene che l’innovazione sarà il fattore principale che influenzerà la crescita economica nei prossimi 30 anni. L’innovazione è una delle energie trainanti della nostra società e rappresenta il motore costante di nuove idee. Quando negli anni ’90 i ricercatori del CERN diedero vita al World Wide Web, nessuno mai poteva pensare che il “www” avrebbe rivoluzionato totalmente la nostra esistenza e il nostro modo di comunicare.

La tecnologia di internet è stata considerata come una vera innovazione soltanto 5 anni dopo il suo avvento. Siamo passati da quasi 2 miliardi di analfabeti nel mondo a 872 milioni negli ultimi 10 anni mentre il numero di programmi di insegnamento a distanza è cresciuto al punto che oggi le sei più grandi università per l’insegnamento a distanza sono situate in paesi come Turchia, Cina, Indonesia, India, Thailandia e Corea. La velocità di diffusione di Internet anche nei Paesi emergenti non ha precedenti. Secondo i dati riportati dalla Banca Mondiale, nei paesi del “Terzo Mondo”, l’uso degli smartphone si è diffuso a tal punto che oggi sono più le famiglie che posseggono un cellulare rispetto a quelle che hanno accesso all’elettricità e ai servizi igienici.

Le invenzioni tecnologiche che fino a qualche anno fa abbiamo visto solo nella fantascienza e in qualche film di Hollywood, come intelligenza artificiale, dispositivi connessi e stampa 3D, ci stanno permettendo di connetterci e inventare nuovi modi che non abbiamo mai visto prima. Solo qualche giorno fa Elon Musk ha lanciato in orbita un’autovettura della sua casa automobilistica Tesla e pubblica il video sul suo profilo Twitter scrivendo: «A quanto pare, c’è una macchina in orbita intorno alla terra».

La presenza dell’innovazione tecnologica nelle nostre vite è confermata. In un articolo pubblicato da The Economist nel 1999 «The Industry Gets Religion», gli autori sostengono che la nuova retorica nel linguaggio economico non è più quella della guerra ma quella dell’innovazione. L’innovazione è la nuova religione delle organizzazioni e dell’economia. La civilizzazione umano-tecnologica in corso ha raggiunto un livello tale da diventare anche un processo strategico che agisce su scala mondiale.

In questo preciso momento in cui provo a parlare di innovazione, esiste una tecnologia che più di ogni altra sta ridisegnando la mappa delle reciproche influenze tra nazioni e continenti. Questa tecnologia si chiama blockchain. Se dovessi dare una mia definizione, direi che la blockchain è una tecnologia emergente che sostituisce la necessità per le istituzioni di terze parti di fornire fiducia nelle attività finanziarie, contrattuali e di voto. La blockchain è un libro mastro, un registro. Ogni unità del registro rappresenta un “blocco”, e i blocchi sono collegati tra loro nell’ordine in cui sono stati creati. I blocchi sono connessi usando la crittografia, che li lega in modo virtualmente non modificabile.

Per alcuni la blockchain rappresenta una chiara coniugazione in digitale di un Trust che può assumere un valore quasi sociale, che consentirebbe lo sviluppo di una nuova forma di democrazia, realmente decentralizzata e in grado di garantire a tutti la possibilità di verificare, di controllare e di disporre di una totale trasparenza in qualsiasi tipo di scelta o di transazione.

Mi hanno particolarmente impressionato i dati presenti nel report prodotto dal World Economic Forum’s Global Agenda Council on the Future of Software & Society del 2015, che ha realizzato un sondaggio chiedendo a circa un migliaio di dirigenti ed esperti del settore tecnologico, quali fossero i cambiamenti tecnologici che stanno mutando la società tradizionale. Il sondaggio proposto agli intervistati sulla loro impressione di quando il picco di queste tecnologie si verificherebbe in un arco temporale di 10/15 anni, dimostra ad esempio la percezione che si ha sulla velocità del cambiamento globale.

La velocità con cui si stanno imponendo le tecnologie è impressionante ma soprattutto questo dimostra come il mondo funzionerà in modo abbastanza diverso tra 10 anni. Nel 2027 ad esempio ci sarà la totale consapevolezza e diffusione su scala globale della tecnologia blockchain. In Italia stiamo iniziando a parlarne da breve tempo, e si corre il rischio che quando questa tecnologia sarà pienamente diffusa, non potremo più considerarla innovazione, perdendo così importanti occasioni di crescita.

Il Governo italiano sembra essere poco sensibile al tema. Tra gli interventi più interessanti vi è una mozione presentata l’anno scorso dall’onorevole Marco Baldassarre, cui si chiede all’Esecutivo un impegno nella creazione di un gruppo di lavoro, coinvolgendo l’Agenzia per l’Italia digitale, l’INPS e le startup che si occupano di blockchain, per focalizzare ed approfondire le possibilità applicative di questa tecnologia per la pubblica amministrazione, in particolare riguardo alla tracciabilità delle erogazioni dei sussidi per la disoccupazione e per una maggiore trasparenza.

Recentemente un gruppo di ricercatori canadesi che hanno realizzato una community (Emerge) che sfrutta le tecnologie blockchain per sostenere l’innovazione nei mercati emergenti, ha pubblicato uno studio esaminando un totale di 448 iniziative in 85 nazioni e 29 settori, tutte basate sulla tecnologia blockchain. La maggior parte delle iniziative (39%) riguarda il settore finanziario, fintech e la creazione di portafogli digitali. Ulteriori iniziative riguardano il settore educativo e lo sviluppo di nuovi protocolli blockchain. Dallo studio dei progetti si evince che insieme all’Asia, l’Europa dell’Est è il paese dove si stanno attualmente svolgendo la maggior parte delle iniziative legate alla tecnologia blockchain. Russia, Estonia e Ucraina sono i paesi europei più attivi.

La Comunità Europea già da qualche anno mostra interesse sull’argomento. A fine dicembre l’Unione Europea ha pubblicato un bando da 5 milioni di euro (Blockchains for social good), rientrante nel programma quadro Horizon 2020, da assegnare alle migliori soluzioni di innovazione sociale basate sulle tecnologie blockchain. Esempi di tecnologia blockchain made in Italy ce ne sono. Ultimo in ordine di arrivo è il Wine Blockchain EY, un progetto in collaborazione tra EY Italia e l’azienda vinicola pugliese Cantina Volpone che hanno realizzato la prima soluzione al mondo per la tracciatura della filiera di produzione del vino su tecnologia blockchain.

Tante sarebbero le soluzioni da adottare con la blockchain e che permetterebbero al nostro Paese di essere all’avanguardia. La blockchain oggi viene utilizzata in settori come musica, immobiliare, turismo, pubblica amministrazione, agrifood, ride-sharing, contratti smart, gioco d’azzardo e tanti altri. La tecnologia blockchain ha le potenzialità per raggiungere ogni stato, settore o persona nel pianeta. Gli investimenti in progetti pubblici e privati fatti fino ad oggi rendono sempre più realistica la previsione di un futuro in cui la tecnologia blockchain sarà parte integrante della nostra vita.

Probabilmente uno dei problemi per cui la blockchain non ha ancora una forte collocazione in Italia è perché culturalmente il nostro Paese è ancora legato (diremmo per fortuna) alla fiducia nelle istituzioni. Ma l’Italia ha veramente fiducia nelle istituzioni? La blockchain fornisce un sistema di fiducia alle persone senza la necessità di coinvolgere un intermediario nella transazione.

Oggi l’industria della blockchain vale 300 miliardi di dollari l’anno, e tutto deriva dal fatto che milioni di persone sono disposte a sacrificare la privacy per utilizzare comodamente il software gratuitamente. L’Italia, come gran parte dei Paesi industrializzati, non è ancora pronta a lasciare che le aziende utilizzino i dati a loro piacimento principalmente perché ci affidiamo alla loro infrastruttura IT per alimentare molti dei nostri strumenti preferiti. La tecnologia blockchain potrebbe aiutarci a semplificare la gestione delle informazioni attendibili, rendendo più facile l’accesso e l’utilizzo di dati critici del settore pubblico, pur mantenendo la sicurezza di queste informazioni. Dobbiamo dare fuoco al nostro motore di innovazione e diventare più competitivi e veloci. L’Italia non può più permettersi di arrivare sempre dopo!

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